Intervista a PAOLO RUTA dal periodico "Ad Libitum"
Pubblicata in data 19/12/2006

D: Chi è Paolo Ruta? E’ un giovane imprenditore edile di 43 anni. D: Ha mai studiato musica? Purtroppo, o per fortuna, mai. D: Lei, oltre ad essere un imprenditore, è il direttore artistico dell’associazione concertistica più importante e storica della città di Taranto, ovvero gli Amici della Musica “Arcangelo Speranza”. Come riesce a gestire due impegni così onerosi e così diversi? Spesso mi capita di visionare un progetto tecnico con un ingegnere e subito dopo discutere di un programma musicale con un artista, passare da un problema di catasto ad una e-mail con un agente di spettacolo, da un sopralluogo in cantiere ad uno in teatro: se ti piace fare una cosa trovi il modo per farle coincidere, anche se tra queste si inseriscono anche le altre passioni… D: Secondo Lei, la musica mantiene giovani? Credo di si, perché ti trasmette serenità e ti far sta bene con te stesso e con il mondo. D: La Stagione Concertistica dell’Associazione Amici della Musica “Arcangelo Speranza” di Taranto, giunta alla 63ma edizione, presenta un ampio ventaglio di illustri artisti provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo. Ce ne vuole parlare? Sono artisti conosciuti soprattutto in Europa e, purtroppo, poco nel nostro Paese. Sarebbe stato molto facile confezionare una stagione con nomi famosi, magari visti in tv, ma come già faccio da tempo, ho voluto costruire un progetto culturale privilegiando artisti che ancora a Taranto non conosciamo ma che sono di chiara fama internazionale. Artisti ed eventi in esclusiva, ma anche prime nazionali, dando spazio anche a meritevoli artisti locali che nulla hanno da temere nel confronto degli ospiti. D: Qual’è il concerto, da quando svolge l’impegno di direttore artistico, di cui è rimasto maggiormente soddisfatto? Ma, ce ne sono stati tanti: da quello della Nuova Compagnia di Canto Popolare, il primo concerto che firmai come direttore artistico, ai grandi eventi chiamati Bregovic, Makeba, Mannoia o Branduardi. Nella classica ricordo la bellezza dei concerti di Joshua Bell (violino) o dei pianisti Yundi Li o Fazil Say, ma anche i balletti con Maximiliano Guerra, Antonio Marquez, ecc.. D: Qual è il musicista, presentato nella Sua stagione concertistica, ad averlo emozionato maggiormente? Senz’altro Yundi Li. Fu una serata indimenticabile: non ricordo d’aver mai visto il pubblico saltare in piedi a fine esecuzione, per un concerto di pianoforte, con ovazioni quasi da stadio. D: Oltre a tutto questo, lei si interessa dell’organizzazione del Concorso Pianistico Europeo “Arcangelo Speranza”, regalando così alla città di Taranto la possibilità di conoscere nuove promesse. Con quali criteri sceglie i pianisti che andranno a costituire la commissione giudicatrice? All’organizzazione del Concorso partecipano un po’ tutti i soci dell’associazione: ovviamente si è sempre privilegiato la conoscenza personale con i maestri che ognuno di noi ha, ma da due anni è la Sig.ra Maria Tipo che sceglie i componenti della giuria in qualità di Direttore Artistico del Concorso stesso. D: E’ soddisfatto della risposta alla cultura musicale da parte dei cittadini tarantini? Potrebbe dare di più ma è pigro, come lo e questa città. Si perde dei concerti solo perché non conosce l’artista ma non guarda minimamente il programma o la sua biografia. E’ esterofilo per natura, spesso va a vedere i concerti fuori città ma non viene a teatro a Taranto con la scusa che il teatro è piccolo, i posti sono scomodi, ecc…. Secondo me è poco abituato ad ascoltare la musica, ma è un problema avvertito un po’ dappertutto. D: Ci dica un suo pregio… lo chieda ad altri… D: …E un suo difetto! lo chieda sempre ad altri… D: Il suo strumento preferito? Il pianoforte D: Cosa vorrebbe fare che ancora non ha fatto? Portare a Taranto una serie di artisti europei molto apprezzati, provenienti da aree quali l’Inghilterra, i Paesi Bassi o il nord Europa o la vicina Francia, con programmi di musica antica o anche contemporanea(quest’anno viene da Londra la violinista Monica Huggett), aperti a nuove letture musicali senza troppo stravolgere o contaminare, ma anche fare ascoltare i tanti giovani ed emergenti talenti italiani, la danza contemporanea e l’opera del ‘700… e se ci riuscissi anche una piccola sala da concerto.