| Intervista a GIOVANNI ALLEVI dal periodico "Ad Libitum" |
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Pubblicata in data 19/5/2007 Correndo. Ecco come è salito sul palco del Teatro Orfeo il giovane e brillante pianista Giovanni Allevi, per iniziare il suo concerto tenutosi il 26 febbraio scorso, voluto dall’Associazione Musicale Amici della Musica “Arcangelo Speranza”. Bizzarro, carismatico e travolgente, ha raccolto intorno a sé un pubblico entusiasta. D: Maestro, quando ha capito che nella vita avrebbe fatto il pianista? R: Durante il mio primo concerto lontano da casa, a Napoli, 17 anni fa. In quell’occasione, vennero a sentirmi soltanto cinque persone. Mi scontrai con la dura realtà del concertista e capii quanta strada in salita si prospettava davanti a me. Però quelle cinque persone mi fecero un tifo da stadio, trasmettendomi tanto entusiasmo. Fu allora che compresi: suonare il pianoforte era ciò che volevo fare nella vita. D: Che ricordo ha dei suoi insegnanti? R: Della mia insegnante di pianoforte, Annamaria Bucci, che mi ha portato sino al diploma, ricordo soprattutto la pazienza. Riguardo agli studi di composizione, anche questi decennali, ricordo di aver avuto una squadra di calcio di insegnanti, a causa di problemi interni al conservatorio. Comunque posso ritenermi fortunato perché nessuno di loro ha potuto imporre su di me un Dictat accademico. D: Secondo Lei, la musica mantiene giovani? R: Assolutamente si! Infatti nessuno crede che ho trentotto anni. D: Dal giugno del 2004 inizia un tour internazionale dal palco dell’HKAPA di Hong Kong al Blue Note di New York. Nel 2006 intraprende il NO CONCEPT TOUR in Cina, Usa, Nord Europa, Italia. Qual è il concerto che ricorda con maggior soddisfazione? R: Dunque, sono fondamentalmente due: il mio primo concerto al Blue Note di New York attraverso il quale si è scatenato un passaparola internazionale e qualche mese dopo il concerto all’ Oriental Art Center di Shangai dove, per la prima volta in vita mia, ho visto un teatro completamente pieno di gente: era già l’effetto di New York! A New York mi avevano detto che se avessi avuto successo lì, avrei avuto successo ovunque. D: Nell’aprile del 2005 si esibisce al Teatro Politeama di Palermo, in una premiére della sua opera per pianoforte e orchestra Foglie di Beslam, con 92 elementi dell’Orchestra Sinfonica Siciliana. Preferisce esibirsi come solista o con orchestra? R: In tutti i modi, l’importante è essere sul palco davanti al pianoforte e riuscire a superare i propri limiti tecnici e artistici. Non mi piacciono le situazioni facili! D: Maestro, pubblica ben quattro album di pianoforte solo: “13 dita” (1997), “Composizioni” (2003), “No concept” 2005, “Joy” (2006), mostrando freschezza nell’invenzione musicale e attualità compositiva. Potremmo definire la sua Musica descrittiva? R: No, perché il mio intento è quello di creare delle cellule musicali e di svilupparle attraverso un rigoroso lavoro compositivo. Se poi la mia musica abbia un grande impatto emotivo sulle persone e possa suscitare in loro delle immagini, delle visioni, resta appannaggio della sensibilità individuale. D: Qual è il suo compositore preferito? R: Chopin, perché nel suo linguaggio c’è l’onnipresenza del pianoforte e un perfetto equilibrio tra sentimento e razionalità. D:Che rapporto ha con la musica classica? R: La mia è musica classica contemporanea. E’ scritta su un pentagramma e la si esegue restando il più possibile fedeli a ciò che è scritto. E’ contemporanea semplicemente perché è stata scritta un anno fa, ma di fatto la ricollego alla tradizione classica europea. Il mio rapporto con la musica classica come la intendiamo noi, quella dei grandi del passato, resta per me fondamentale perché, in quanto compositore, devo continuamente confrontarmi con quel che è stato detto un secolo fa o due. D: Il momento ideale per suonare? R: Qualunque, non ho preferenze di orari o di prestigio del palco. L’importante è che ci siano degli esseri umani intorno al pianoforte a far vivere con le loro emozioni la mia musica. D: Un sacrificio che ha fatto per la musica? R: Ho dedicato tutta la mia vita allo studio. I miei dieci anni di pianoforte e i miei dieci anni di composizione li porto con me, concentrati sulla punta delle mie dita, ogni volta che faccio un concerto. Un altro sacrificio importantissimo è stato quello di lasciare tutto per seguire il mio sogno musicale. Vivevo ad Ascoli Piceno, avevo la sicurezza, una famiglia che mi correggeva, avevo un lavoro d’insegnante. A ventotto anni ho lasciato tutto, quasi con il rischio della sopravvivenza, per poter realizzare il mio sogno, che fortunatamente si è realizzato. D: Una pazzia che ha fatto per la musica? R: Mi sono finto cameriere alla cena della Scala del 7 dicembre 2000, per poter incontrare il M° Riccardo Muti e dargli, così, un mio cd. L’ho fatto, non è servito a nulla, ma è stata sicuramente una pazzia! D: Ha mai insegnato in conservatorio? R: No. Ho fatto il supplente di musica alle scuole medie e per un anno ha insegnato pianoforte in una scuola media nel corso della sperimentazione musicale. D: Se potesse vivere in un’altra epoca…? R: Assolutamente questa! Credo che stiamo vivendo un’epoca di eccezionale risveglio delle arti e della cultura; davvero un periodo straordinario! D: Ci dica un suo pregio… R: La pazienza e la perseveranza. E poi sono sempre entusiasta, sono sempre contento di quello che sto facendo, perché tutto quello che mi sta accadendo poteva anche non accadere. D: …e un suo difetto! R: Ho forse il naso un po’ grosso! D: Il suo strumento preferito? R: Ovviamente il pianoforte, ma secondo me tutti gli strumenti musicali sono straordinari, purché ci si ricordi che si tratta solo di strumenti. Straordinario è l’essere umano che imbraccia uno strumento con il quale produce dei suoni esprimendo quanto ha di più bello nella profondità del suo animo. D: Il concerto a cui ha assistito che più L’ha emozionata. R: Avevo un anno, era il concerto della banda di Porto San Giorgio, una banda musicale delle Marche diretta da mio padre. Mi aveva portato con la culla sotto il palco e, nonostante avessi un anno, ricordo quel concerto. E’ il primo ricordo che ho della mia vita. Ricordo ancora quei suoni! D: Cosa vorrebbe fare che ancora non ha fatto? R: Vorrei suonare con i Berliner Philarmoniker, ma faremo il tour insieme da dicembre per cui si vedrà… Sono molto felice di quello che sta accadendo, non voglio farmi mangiare dall’ansia di ciò che sarà, di ciò che vorrei fare. Ho imparato molto a vivere l’attimo! Rosanna Bruno |