| Intervista al M° LANZA dal periodico "Ad Libitum" |
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Pubblicata in data 6/9/2007 Ambizioso, caparbio, umile, dalla considerevole personalità; così giovane con tanti progetti da realizzare, così sapiente e ricco di esperienza musicale da appassionare chiunque lo ascolti. Penso che sia possibile intuire, dall’intervista di seguito riportata, alcuni tratti caratteristici del M° Cosimo Damiano Lanza, che da talentuoso concertista si è saputo rinnovare in severo e scrupoloso docente, lungo un’esperienza professionale che ha segnato, nel corso di un decennio, il solco dell’Accademia Musicale Mediterranea. D: Maestro, quando ha capito che, nella vita, avrebbe fatto il pianista? R: Fin dall’età di otto anni, da quando ho cominciato a suonare il pianoforte. Da ragazzo il mio primo obiettivo è stato quello di terminare gli studi letterali per potermi, poi, dedicare totalmente allo studio del pianoforte e realizzarmi come pianista. Un sogno avverato! D: Che ricordo ha dei suoi insegnanti? R: Amorevole. Ognuno di loro ha contribuito alla mia formazione, trasmettendomi con passione i propri saperi e per questo sono loro molto riconoscente. D: Secondo lei, la musica mantiene giovani? R: Credo proprio di si! D: Ha svolto un’ intensa attività concertistica sia come solista, che in formazione cameristica, in Italia e all’estero. Qual è il concerto che ricorda con maggior soddisfazione? R: Oramai sono cinque o sei anni che non mi esibisco in concerti pubblici e, sinceramente, sento la mancanza di questo esaltante impegno. Sicuramente, il ricordo è legato più a periodo concertistico piuttosto che al singolo concerto, probabilmente perché richiama alla memoria, esaltando e magnificando, le emozioni di quel momento. D: Qual è il suo compositore preferito? R: Prediligo la musica barocca e quindi Bach in primis, ma sento molta affinità caratteriale anche verso la musica di Rachmaninow e Brahms. D: Che rapporto ha con la musica contemporanea? R: Ottimo direi, tanto che dal 1995 sono invitato a tenere, in Accademie italiane ed estere, master e seminari sulla filosofia musicale concettuale di John Cage e sulle tecniche del pianoforte preparato. D: Il momento ideale per suonare? R: Nell’assoluta quiete della notte. D: Un sacrificio che ha fatto per la musica? R: Nessuno! Ogni cosa fatta per la musica non l’ho mai avvertita come un sacrificio, anzi, l’ho sempre fatta con estremo piacere, anche quando tra, l’insegnamento e lo studio per i concerti, impegnavo circa 15/16 ore della mia giornata al pianoforte. Oggi, con tutti gli impegni legati alla gestione dell’Accademia, non potrei più sostenere quei ritmi. D: Se potesse vivere in un’altra epoca? R: Mi piacerebbe proiettarmi nel XVIII secolo, a Lipsia, a Versailles o a Vienna, magari collaborando con qualche illustre maestro dell’epoca. E’ senza dubbio un piacevole bel sogno. D: Per un periodo della sua vita ha anche insegnato nei Conservatori. Oggi è il fondatore e il direttore dell’Accademia Musicale Mediterranea. Se potesse tornare indietro farebbe la stessa scelta? R: Si. Circa 15 anni fa, feci quella scelta, perché non ero soddisfatto nè di me e nè dell’istituzione statale. Ho sempre sostenuto che per la costruzione di un buon pianista occorrono: mezzi dovuti, giusto ambiente e artisti-docenti carismatici, elementi indispensabili che il conservatorio statale, per come è organizzato, faticherebbe a garantire. Il discorso è lungo e complesso, esordirei dicendo che, per migliorare la qualità nei conservatori, bisognerebbe riconoscere, innanzitutto, il dovuto valore professionale individuale dei docenti, stipendiandoli adeguatamente, affinchè i migliori concertisti siano allettati all’ insegnamento nelle strutture pubbliche. La riforma Moratti, che scimmiotta il ciclo di studi del modello americano, ha ulteriormente peggiorato la programmazione agli studi musicali perché, secondo la mia opinione, trascura alcuni punti cardini per la concepibile realizzazione di un evoluto progetto di rivoluzionamento scolastico orientato a migliorare e a salvaguardare la qualità del diritto agli studi musicali. E’ stato così concepito una riforma completamente priva di norme che garantiscano spessore qualitativo ai programmi conservatoriali e, inoltre, è stato modificato in maniera sconsiderata l’iter di formazione dell’allievo, sino a proiettarlo, dulcis in fundo, nel biennio di laurea, con discipline ed esami di modesto e discusso interesse specialistico. Per di più, tutta la programmazione agli studi non è congegnata su modalità meritocratiche versi ai docenti e ai discenti. Purtroppo, ho la sensazione che tutta la riforma ruoti più sul compiacimento della conquista dei conservatori del neo-decreto per la laurea in musica, piuttosto che sulla reale esigenza di costruire e formare un musicista in maniera compiuta e specializzata. Attualmente la scuola è in un momento di particolare disorientamento e disordine, tanto che, le Accademie private, i Conservatori, i Licei Musicali, i Licei e le Scuole Medie ad indirizzo musicale, sono allo sbando, non sanno realmente quale sarà in futuro il proprio ruolo, sia per la formazione, che per il perfezionamento dei prossimi musicisti. Antichi motivi che, indubbiamente, oggi mi indurrebbero a rifare la stessa scelta, soprattutto perché, la qualità del lavoro svolto in questi anni dall’ Accademia Musicale Mediterranea è stata tangibilmente di elevato contenuto, tanto da avere apprezzamenti e riconoscimenti dai più grandi pianisti internazionali. E’ evidente che l’ Accademia, sul territorio, ha generato e istruito una quantità notevole di pianisti e la maggior parte di loro, oggi, opera in provincia con piccole scuole di musica o associazioni musicali non a fine di lucro (credo che si dica così), i quali si rifanno agli insegnamenti e allo stile organizzativo dell’Accademia Musicale Mediterranea che, naturalmente, diventa madre e modello ispiratore per tutte le locali scuole di musica. Consideri che quest’anno presso il Liceo Musicale di Taranto, all’ammissione al biennio di laurea, si sono iscritti 11 candidati pianisti dei quali 7 sono stati miei allievi, o meglio dire, preparati, cresciuti e formati nell’Accademia Musicale Mediterranea; in concreto, l’ Accademia ha presentato 7 allievi pianisti, invece la restante città di Taranto compresa la sua provincia (inclusi gli allievi del Liceo Musicale Paisiello) ne ha presentati solo 4; piccola dimostrazione dell’ ottimo standard organizzativo espresso dalla mia scuola in questi dieci anni di operato culturale. Ora mi sto occupando di un progetto che in breve tempo permetterà il pareggiamento conservatoriale e universitario della mia Accademia. D: Che rapporto ha con i suoi allievi? R: Credo buono, mi dedico a loro completamente, anima e corpo. D: Ci dica un suo pregio… R: La testardaggine, intesa come caparbietà. D: …E un suo difetto! R: La testardaggine. Ricordo che quindici anni fa, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, a questa domanda risposi allo stesso modo. D: Oltre ad essere pianista è anche clavicembalista. Come si preferisce? R: Presumo di essere più apprezzato come pianista. Infatti ho conquistato la mia notorietà con il pianoforte, ma non nego che sarei estremamente soddisfatto e fiero di essere stimato anche da cembalista. D: Il suo strumento preferito? R: Il cembalo. D: Il concerto che più L’ha emozionata? R: Sono diversi i pianisti e i direttori d’orchestra che mi hanno regalato un brivido emozionale. Chi maggiormente mi ha entusiasmato, per stile, gusto e personalità, è Arturo Benedetti Michelangeli e Vladimir Horowitz che purtroppo ho apprezzato solo in video. Memorabile è stato il concerto, tenuto nella città di Salt Lake City negli Stati Uniti d’America, dal “Coro del Tabernacolo” (il coro più grande al mondo) al quale ho assistito come ospite del direttore. Il coro composto da 550 unità era accompagnato e sostenuto da 150 professori d’orchestra, una preziosa e rara emozione. D: Nel maggio scorso è stato commissario al 43° Concorso Pianistico Europeo “Arcangelo Speranza”. Cosa ha significato, nella Sua carriera pianistica, questa esperienza? R: Essere stato invitato come commissario, nella propria città, in uno dei concorsi più prestigiosi d’Europa, è un importante riconoscimento, esaltato in maggior misura dalla soddisfazione di aver eseguito i lavori commissariali con Maria Tipo considerata uno dei massimi pianisti del concertismo internazionale. D: Ha svolto diverse Master, seminari e corsi di perfezionamento in diverse Università, Accademie e Conservatori italiani ed esteri. Qual è quella che ricorda con più piacere? R: Di ogni struttura, presso la quale ho insegnato, ho una viva considerazione, ma la grandiosa e impeccabile organizzazione della Brigham Young University (una delle più importanti università mondiali, degli Stati Uniti d’America, dove sono stato nell’ottobre del 2004 in qualità di docente) è impareggiabile. L’università vanta strutture eccezionalmente funzionanti e mezzi importanti. Ad esempio, se avessi voluto organizzare in un ora prestabilita e contemporaneamente in due differenti teatri, 2 concerti per 10 pianoforti gran coda Stenway & Sons, lo avrei potuto realizzare nel giro massimo di 3 ore perché hanno tutto, teatri, strumenti, orchestre, registi, cantanti, accordatori, scenografi e tanto, tanto di più. L’ospitalità, la professionalità, l’umiltà e la disponibilità mostrata, eleva il popolo americano a modelli da emulare, sia nel sociale che nel lavorativo. D: Cosa vorrebbe fare che ancora non ha fatto? R: Non ho mai fatto registrazioni professionali pubblicate da case discografiche di rilievo. Quest’anno ho avuto un invito dall’emittente SKY a registrare su DVD e CD l’opera completa per clavicembalo di Zipoli. La registrazione del concerto avverrà in marzo nel Palazzo Ducale di Martina Franca. Successivamente sono previste le registrazioni delle Variazioni di Goldberg e i concerti di Vivaldi trascritti da Johann Sebastian Bach. Rosanna Bruno |