Intervista al M° MARIA TIPO dal periodico "Ad Libitum"
Pubblicata in data 11/9/2007

In occasione della 45° Edizione del Concorso Europeo A. SPERANZA, organizzato dagli Amici della Musica di Taranto, ho incontrato la nota pianista Maria TIPO durante il suo soggiorno nella nostra città, la quale con molta eleganza e charme mi ha affabilmente accolta e si è resa disponibile a concedermi l’intervista come di seguito riportata. D: Quando ha capito che nella Sua vita avrebbe fatto la pianista? R: Consideri che sono figlia d’arte: mia madre è stata la mia prima insegnante. Ho cominciato a tre anni e mezzo a strimpellare ad orecchio; a quattro anni avevo già suonato durante un saggio con tutti gli allievi. Per me era un gioco e mi divertivo molto! Quando a sei, sette anni mi esibivo durante qualche ricevimento nei salotti, la gente entusiasta mi abbracciava, qualcuno più sensibile piangeva, ma non capivo! Quello che facevo era per me facile, quasi un giochetto! Poi, più in là, iniziai a studiare a Roma con Casella. Poi purtroppo Casella morì e dovetti tornare a Napoli. Mia madre, i miei amici continuavano a sostenermi e a darmi segni di stima, ma il mio talento andava testato fuori dalla mia provincia. Quando però a sedici anni vinsi il Concorso di Ginevra, dove concorrevano pianisti di sessantotto Paesi di tutto il mondo, capii che ero una pianista e soprattutto che dovevo lavorare molto per mantenere quello che avevo conquistato, per me, con facilità. Il vero lavoro è cominciato dopo Ginevra. D: Che ricordo ha dei Suoi insegnanti? R: Ho avuto la fortuna di avere come insegnante mia madre, anche se solitamente con i genitori non si fa molto, data la confidenza. Mia mamma però era molto severa, mi faceva lezione quando voleva e questo mi seccava molto, perché avrei voluto la giornata, l’ora precisa, essere trattata come gli altri. Ma al momento della lezione le cose diventavano così interessanti. La stima per lei era tanta e l’ho amata molto! Poi a nove, dieci anni mi fece ascoltare da Casella che non volle cambiare nulla della mia preparazione. Asseriva che avevo un legato naturale e che la scuola dalla quale provenivo era buona. Questo mi incoraggiò molto. L’approccio con Casella è stato fondamentale. Quello che mi diceva coincideva con quello che mi aveva sempre detto mia madre. D: Secondo Lei la musica mantiene giovani? R: Credo di sì. Pensiamo, ad esempio, a Rubinstein che ha novantadue anni. Certamente la musica è una cosa che fa bene allo spirito. Ogni contatto con la musica è un contatto sereno, certamente non di violenza. Mi rammarico che i giovani non possano avvicinarsi alla musica presto, bisognerebbe accostarli sin dalla Scuola Materna, con degli ascolti o con l’utilizzo di qualche piccolo strumento, come formazione, per un arricchimento. Mi sembra quasi una discriminazione razziale il fatto che alcuni più fortunati possano fare musica e altri no. D: Qual é il Suo compositore preferito? R: Al primo posto certamente Bach. Penso che tutti siano derivati da lui. Poi subito dopo Mozart. D: Qual é il momento ideale per suonare? R: Tutti i momenti sono buoni per suonare: se ne hai voglia, se sei triste, allegra… Pensi che io nacqui alle tre di notte, mia madre suonò fino a mezzanotte, con il pancione tra lei e la tastiera. Credo che la musica può nascere e convivere con l’uomo. D: Un sacrificio che ha fatto per la musica? R: Certamente non uno, perché bisogna dedicarsi. Avendo cominciato così presto, dovevo suonare, fare concerti, partire e quella spensieratezza dei sedici, diciassette anni non l’ho avuta. D: Una pazzia che ha fatto per la musica? R: Certe volte si affrontano programmi difficili che sono delle vere pazzie, ma poi tutto ti ripaga. D: Ci dica qual è il suo concerto che ricorda con maggiore soddisfazione. R: Dopo un concerto sono sempre un po’ insoddisfatta, perché avrei voluto fare qualcosa che in quel momento non mi è riuscita. Noi pianisti siamo svantaggiati perché ogni volta cambiamo lo strumento e spesso suoniamo con questa angoscia. Negli ultimi anni, prima di interrompere la mia attività concertistica, ho suonato con la Boston Symphony. A volte si creano dei bellissimi momenti di intesa con l’orchestra, ma da qui a dire che ricordo un concerto con soddisfazione… No, non ne ricordo! D: Il Suo strumento preferito? R: Non è il pianoforte! Io voglio cantare sullo strumento, voglio comunicare e con pianoforte così lungo, grande, il contatto è difficile. Abbiamo solo il contatto delle dita. I miei strumenti preferiti sono il violino, il violoncello, anche la voce… avrei voluto esser cantante. Questi sono strumenti con cui vibri, puoi abbracciarli, tenerli vicino al corpo. Consideri che al pianoforte, quando suoniamo una nota, immediatamente c’è un diminuendo naturale; invece, con il violino puoi crescere, diminuire, puoi giocare con la nota. Mia figlia fa la violinista… fortunatamente! D: Un Suo pregio…? R: Sono paziente. D: …E un Suo difetto? R: Uno!? Sono suscettibile, dovrei essere forse più superficiale. D: Il concerto a cui ha assistito che Le è più piaciuto? R: Ho assistito a concerti sin da bambina, a Chicago, le grandi orchestre, i Berliner, sono questi i concerti memorabili che non si possono dimenticare. D: Attualmente quali sono i Suoi impegni musicali? R: Insegno ancora, però solo alla Scuola di Musica di Fiesole. Non accetto le Master che mi vengono proposte da tutto il mondo, perché non credo nel contatto molto veloce di una Master. Capisco che per un giovane è una scossa, magari ricevere un consiglio buono che è sempre utile, ma noi insegnanti che diamo e vorremmo vedere anche il risultato, il frutto di quello che abbiamo detto e dopo una Master il risultato non lo vediamo. A Fiesole ho i miei sei allievi, li prendo giovanissimi, non più vecchi di ventidue anni, ma proprio perché la Scuola me lo impone, altrimenti li prenderei non oltre i diciotto, venti anni, perché più sono giovani e prima si interviene nel momento giusto. E’ come intervenire su un malato: se dai la cura troppo tardi, poi non fa più effetto, i difetti diventano cronici. Comunque ci vuole tempo per formare un artista. Non suonando più da dieci anni, accetto di partecipare in qualche giuria. A volte sono impegnata in serate in cui proiettano dei miei video a dei giovani, che poi mi pongono delle domande. D: L’anno scorso è stata invitata come Commissario al Concorso “Busoni”… R: Sì, ma anche quest’anno. Il concorso “Busoni” adesso si divide su due anni: il primo anno c’è una grande selezione. Ne selezionano ventiquattro, i migliori di tutto il mondo; questi lavorano ancora un anno e l’anno successivo ritornano e si cimentano anche con qualche primo premio che si invita. Io amo sentire i giovani. Mi sento più vicina a loro. D: Sente la mancanza di non suonare più? R: No! Volevo cominciare a vivere una vita più normale. Non ho lasciato ancora l’insegnamento, ma credo che presto lascerò anche questo. D: Il brano musicale che ha suonato con più piacere? R: Tutto Bach! Poi alcuni romantici. Schumann. D: Cosa vorrebbe fare che non ha ancora fatto? R: Una vita tranquilla, godermi il mio giardino, fare qualche viaggio come turista. Spero di essere stata utile ai miei allievi. D: Se potesse vivere in un’altra epoca, quale sceglierebbe? R: Forse l’Ottocento, in cui tutto si sviluppa… Intervista realizzata il 18 Maggio 2007 da Rosanna Bruno.