| Intervista al M° FERRARI dal periodico "Ad Libitum" |
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Pubblicata in data 25/1/2008 Quando ha capito che nella sua vita avrebbe fatto il pianista? L’ ho sperato fin dall’età di sei anni, unitamente al sogno di diventare direttore d’orchestra; l’ ho capito quando i risultati in esami e concorsi, nonché la critica musicale mi hanno fornito riscontri lusinghieri. Che ricordi ha dei suoi insegnanti? Magnifici. Ho avuto nelle persone di A. Schirinzi e M. Marvulli maestri di grande levatura artistica ed umana, al punto che ad oggi, sono per me punto di riferimento nelle scelte didattiche, artistiche ed umane. Secondo Lei la musica mantiene giovani? Sì, certamente dai cinquanta anni in su. In senso lato invece, se riconduciamo il contenuto della parola giovane ad interesse per la vita, gioia, ottimismo ed entusiasmo per l’approccio ad ogni nuova pagina di musica, sicuramente in tutto l’arco della vita. Qual è il suo compositore preferito? Quello o quelli che sto studiando in preparazione dei prossimi impegni concertistici. Qual è il momento ideale per studiare? Quando si è sereni, in pace con se stessi. La difficoltà risiede nel riuscire a creare queste condizioni, che seppur necessarie, molto spesso, eventi o stati d’animo non le rendono presenti in noi stessi. Vero è altresì, che far musica aiuta comunque a superare i momenti più critici della nostra esistenza. Un sacrificio che ha fatto per la musica? Dal mio punto di vista, nessuno! Per chi nella vita è stato, o è al mio fianco, molti. Una pazzia che ha fatto per la musica? Comprarmi uno Steinway & Sons gran coda all’età di 22 anni, che quand’anche con l’aiuto dei miei genitori, mi ha costretto ad investire per un congruo numero di anni, buona parte del mio stipendio, a suo tempo, di professore di educazione musicale. Ci dica qual è il suo concerto che ricorda con maggiore soddisfazione. Non saprei…Ho tanti splendidi ricordi. Il suo strumento preferito? Oltre al pianoforte ed al violoncello, lo strumento di cui madre natura ci ha fornito: la voce umana, che credo sia in un tempo riferimento e punto di arrivo, per qualsiasi strumentista o direttore d’orchestra alla ricerca del modo più naturale di vivere il linguaggio musicale in tutte le possibili articolazioni che lo stesso presenta. Un suo pregio. Non so; altri ne trovano, a me risulta difficile. …..E un suo difetto? Forse l’amore per la puntualità in ogni sua accezione, che mi rende, agli inosservanti della stessa, antipatico e poco ben accetto. Poi….. tanti altri che per autotutela non menziono. Il concerto a cui ha assistito che Le è più piaciuto? Sono tanti. E’ difficile dimenticare le emozioni che conservo ancora nitide, provate all’ascolto di W. Kempf, R. Lupu, A. Ciccolini, S. Fiorentino, A. Schiff ed altri ancora. Posso affermare con certezza che mi manca un recital che avrei voluto ascoltare dal vivo. Quello, fossi nato qualche anno prima, di A. Rubinstein. Attualmente quali sono i suoi impegni musicali? Dopo tanti anni dedicati al camerismo, sono tornato a privilegiare il repertorio solistico e mi sto dedicando con passione e gioia alla direzione d’orchestra dopo aver affinato la tecnica direttoriale con, il per me mitico, M° Donato Renzetti. Il brano musicale che ha suonato con più piacere? Difficile a dirsi, forse vale la risposta circa il compositore preferito. Difatto, mi è capitato di sentirmi dire, di volta in volta, a seconda dei programmi eseguiti: “Sei uno chopiniano, si sente che vivi dal più profondo i contenuti, lo stile, gli umori di questo compositore”. Questo però è successo anche con Liszt, con Beethoven, oppure con Albeniz o Gershwin, ecc… Cosa significa tutto questo? Forse semplicemente che per mia natura tendo e cerco fortemente di entrare nell’intimo del compositore che eseguo, e forse anche, che alla fine considero pago il mio approccio alla pagina di musica che sto studiando solo quando questa mi svela ogni suo significato discorsivo, di immagine, di colore, di humus dal quale trae origine specialmente dal punto di vista del tratto culturale proprio di cui è permeata. Cosa vorrebbe fare che non ha ancora fatto? …. E che purtroppo non farò! Studi di medicina, perché mi hanno sempre affascinato. Se potesse vivere in un’altra epoca, quale sceglierebbe? Quella che parte dal 2050….. possibilmente senza soluzione di continuità, fino ad allora. La mia curiosità per quello di cui saremo capaci “domani”, specialmente nel cosmo musica, di fatto mi appassiona fortemente. |